1. LO SPOSO CERCA LA SPOSA

 

In una società in cui “fare l’amore” è diventato più o meno come preparare una focaccia,- e l’uomo pretende di governare a suo piacimento la vita ed i sentimenti che ne sono la traccia -  a  credenti e non credenti gioverebbe   forse riscoprire la semplice, ineguagliabile bellezza del più bel canto d’amore che sia stato mai scritto - il Cantico dei Cantici - : guarda caso espresso in quella Bibbia di cui i moderni “saggi” parlano a volte come di un testo “obsoleto”, totalmente compresi nel loro impegnativo e totalizzante ruolo di solerti adoratori dei feticci della scienza, dai quali inutilmente si aspettano la felicità e il rimedio ai fallimenti del loro modo di intendere e  “fare” l’amore. Riportiamo un brano del Secondo Poema.

[8]Una voce! Il mio diletto!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
[9]Somiglia il mio diletto a un capriolo
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.
[10]Ora parla il mio diletto e mi dice:
«Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
[11]Perché, ecco, l'inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n'è andata;
[12]i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
[13]Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!

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