16 - I DUE SENTIERI DELLA POLITICA .

Nel mondo della politica gli “addetti ai lavori” camminano su due sentieri: quello percorso dagli “uomini politici “e quello sul quale lasciano le loro impronte i “politici.” Uomo politico è colui che la POLITICA ha arricchito culturalmente e umanamente. Politico è colui che la politica ha impoverito culturalmente ed umanamente. L’uomo politico si immerge nella realtà sociale, ne avverte i problemi, ne legge “dal vivo e con spirito critico” i risvolti tragici, colloquia con i meno fortunati, vive la realtà e le contraddizioni del mondo del lavoro, le aspettative frustrate dei giovani, l’emarginazione del mondo femminile…li studia con umiltà, ne analizza con competenza le problematiche e propone le soluzioni concrete attingendo alla propria professionalità. Il polittico abita nella sua torre d’avorio,  legge la realtà dall’esterno, ne discute teoricamente, sopperisce con l’affabulazione alla propria ignoranza, non conosce la differenza fra la giustizia e ciò che è giusto, dimentica che si può seppellire la libertà ma non si può ucciderla perché è scritta nel cuore dell’uomo: il suo modo di far politica  ne ottenebra la mente e ne  atrofizza lo spirito.

15 - POLITICO E UOMO POLITICO

Il politico,umanamente inconsistente  perché incapace di generare empatia, ritenendosi “elite” considera, più o meno inconsciamente,chi gli  si rivolge per colloquiare come un soggetto che gode di un “privilegio”;pertanto l’ascoltarlo è metaforicamente ritenuto un inchinarsi sull’ inferiore, sul postulante, su chi guarda in alto, in attesa della parola di “chi sa”, perché abita ai piani alti..

Spesso il politico afferma che la gente “non capisce” la politica , e lo ripete anche in presenza del più catastrofico indice di sfiducia nei confronti della classe cui appartiene; non lo sfiora neanche lontanamente l’idea che potrebbe essere proprio il politico a non capire la gente… il che, alla luce dei risultati dell’operato dei “non capiti”, porterebbe ad invertire, in modo determinante, il rapporto con “i sapienti”;nel qual caso definibili come gli ignoranti dei piani alti.

L’uomo politico ha scritto nel Dna  della sua coscienza “io sono uno che serve, un uomo al quale è data l’occasione di lasciare una traccia nella società cui appartiene,un cittadino che ha la possibilità e il privilegio di vedere i problemi in un’ottica più documentata di chiunque altro:come tale partecipa alla gestione degli strumenti che possono incidere sulla vita dei suoi padroni-elettori, esercitando un ruolo che rende “onorevole” solo se viene ricoperto con la consapevolezza che chi lo ricopre se ne deve sentire “onorato”, purché lo adempia con “onore”.

Sobrietà, compostezza, senso dello Stato e delle istituzioni, rispetto per il “giusto “come metro della giustizia, capacità di offrire speranza con promesse motivate dalla conoscenza della produttività degli strumenti disponibili per soddisfarla, predilezione per la ribalta della spiegazione delle cose fatte, ricerca del primo posto nella gerarchia di chi meglio professa le virtù civiche, rifiuto del moralismo e pratica silenziosa della morale, utilizzo della critica accompagnata da alternative proposte risolutive… queste, ed altre simili, le caratteristiche del suo modo di pensare ed operare.

Di fronte alla difficoltà di stabilire un dialogo con la pubblica opinione l’uomo politico si chiede anzitutto se possiede la facoltà di saper far sapere e di saper ascoltare.

14 - GIOVANI E VECCHI IN POLITICA

I grandi esclusi dalla politica, agli occhi dell’opinione pubblica, appaiono i giovani: c’è chi dice che manca una nuova generazione politica, non perché non siano presentì delle eccellenti potenzialità nei vari partiti ma piuttosto perché la “nomenclatura” si è ben guardata dal coltivarle e dal metterle alla prova, evidentemente per la “paura” che un buon risultato potesse insidiare il proprio potere, cambiando le caratteristiche della leadership. Forti di tale diffuso convincimento i giovani, dal canto loro, tendono a proporsi nei partiti politici come la soluzione di tutti i problemi: date a noi il potere e tutto cambierà. Questo, in sintesi, lo slogan largamente praticato, certamente suggerito da onesti intendimenti, non privi tuttavia, a nostro parere, del necessario senso di autocritica, che è il sale della saggezza, che non conosce età. Viene infatti confusa, da chi tiene questa posizione, l’età anagrafica con l’età della mente, la cultura con la cultura del “nuovo” tout court, l’impegno ragionato con l’entusiasmo emozionale (certamente sincero); dall’altra parte della barricata c’è chi afferma, in modo non meno pretestuoso, che quello che conta è l’esperienza, dimenticando che non è tanto il numero delle esperienze che un essere umano fa a renderlo saggio, ma piuttosto l’insegnamento che sa trarre da ciascuna delle esperienze fatte. Tutto sommato si tratta di due “fragilità”; tuttavia la fragilità è propria della condizione umana: ma il prendere consapevolezza dei suoi effetti può diventare trampolino di lancio per una trasformazione positiva del proprio comportamento, a tutto vantaggio degli “ideali” che si vogliono difendere. Perché lo scontro generazionale, anche se è paludato da solenni dichiarazioni di principio, da impegni per programmi futuri, da conferenze “recitate” sul palcoscenico televisivo e dei vari media, non fa altro che creare tensione senza produrre alcunché di positivo. Anzi, se vogliamo guardare in faccia la realtà, esso aggiunge alla divaricazione fra opinione pubblica e politica una ulteriore reciproca diffidenza, all’interno dei partiti,fra generazioni emergenti e “anziani” gestori del potere. Sotto un profilo di relazioni pubbliche questa situazione, che trova alimento nel non senso, nella autogratificazione  da un lato e nell’ autoflagellazione dall’altro, è esiziale, perché  mina alla base ogni possibilità di costruttiva collaborazione, dando vita ad una immagine “opaca” del partito: caratterizzata da due “schieramenti ” che si accusano più o meno apertamente, l’un l’altro, di essere reciprocamente di ostacolo ad un efficace  rinnovamento, da tutti continuamente  auspicato. L’immagine positiva(frutto di una strategia di RP professionalmente pensata e attuata)di un partito è anzitutto alimentata dalla “cultura” che esso esprime; e ciò avviene quando la scelta degli uomini cui affidare la gestione viene fatta privilegiando “l’età della mente”, cioè l’intelligenza, la capacità autocritica, l’umiltà, la capacità di dialogare, l’assenza di pregiudizi, l’entusiasmo degli ideali, il disinteresse, la ricerca di un protagonismo di servizio.

13 - SE IL MESSAGGERO.....

Bisogna distinguere bene il messaggio dal messaggero. Spesso la posizione che occupa quest'ultimo porta emotivamente a considerare come positivo il messaggio che egli lancia. È importante imparare a leggere ciò che sta dietro al messaggero, cioè a considerarne l'effettivo valore umano e il comportamento sotto un profilo critico senza lasciarsi abbagliare dalla sua eloquenza e dai lustrini con i quali è solito presentarsi agli interlocutori. L'errore opposto è quello di considerare negativo il messaggio perché il messaggero lo tradisce col proprio comportamento. Per scendere nel concreto se un buddista si comporta in modo contrario al proprio credo non si può concludere che il buddismo è una religione "sbagliata". Spesso il cristianesimo viene giudicato negativamente in base ai comportamenti riprovevoli di alcuni suoi rappresentanti che agiscono in ruoli di grande rilievo. Non bisogna confondere il contenuto-messaggio col comportamento-messaggero. Specialmente in campo religioso succede spesso; ed è frequente il caso in cui chi critica fermandosi al messaggero non conosce affatto, o molto superficialmente, il messaggio.

12 - POLITCA-POLITICHE - POLITICI

POLITICA è l'arte di servire  la comunità. Politiche sono ì vari modi di intendere tale servizio. Esse variano in base al ruolo che chi le pratica attribuisce alla persona, allo stato, al diritto, all'economia......; nonchè al rapporto fra fini e mezzi necessari per attuare la politica che intende perseguire: in termini concreti, se ha  ben chiaro il "profilo professionale" che deve contraddistinguere i soggetti che tale politica sono chiamati ad attuare, e la tipologia dei "mezzi di cui devono disporre per perseguirne l' attuazione. Emerge quindi la figura del politico, rispetto al quale occorre fare subito una distinzione di carattere etico: tale soggetto opera sulla frontiera del servire o del servirsi? questo è lo spartiacque che si concretizza nel suo comportamento e nei riflessi che esso ha sulla dinamica della "politica" cui  ha scelto di dedicarsi.  Per scendere al concreto: se POLITICA è servire, cioè  rispondere al meglio alle necessità della comunità, occorre anzitutto impegnarsi a fondo per conoscerle; la qualità della risposta sarà condizionata anche dal grado di conoscenza di ciò che si vuol servire. Ma per conoscere, in questo caso, occorre “immergersi” nella realtà del quotidiano, considerare i problemi nella loro complessità, individuare le dinamiche ad essi sottese, mettere a nudo le cause legate agli uomini, ai mezzi, all'organizzazione.... E poi "costruire" modificando, se necessario, tale dinamica, agendo opportunamente sui fattori negativi che la caratterizzano, ispirandosi a criteri di obbiettività, equità, efficienza, efficacia. La "fatica di conoscere" è alla base del ben servire; essa si esprime con il linguaggio conciso e pertinente della concretezza, con l'indicazione di percorsi motivati e controllabili: come dire con la "democrazia" dell'assunzione di responsabilità rispetto al raggiungimento di obiettivi chiari e documentati, con la trasparenza dell'agire e del saper far sapere "perché e come si agisce". Chi opera in tal modo si definisce "Onorato" di servire la comunità; cioè di farlo in modo "onorevole":titolo che in tal caso ben gli si addice. Non è infatti il ruolo che qualifica chi lo ricopre ma il modo di ricoprirlo: è bene tener d'occhio se POLITICA, politiche e politici percorrono lo stesso sentiero, o se  i "politici"prediligono parlare di politica deviando per le "diramazioni "delle politiche personalizzate, lungo le quali il politico diventa un viandante in cerca di orizzonti diversi da quello della POLITICA.

11 - FRANCESCO! FRANCESCO! ......... E POI ?

Dimostrare entusiasmo nei confronti di papa Francesco va di moda. I suoi comportamenti destano meraviglia in molti, cattolici e non, perché sarebbero "anticonformisti", fuori dal solco del modo di porsi tradizionale cui siamo abituati da tempo. Gli unici a non meravigliarsi sono i cristiani per i quali  le parole di Francesco sono, da sempre, pane quotidiano, anzi pratica quotidiana. Che poi, a ben guardare, altro non sono che il Vangelo applicato con  coerente semplicità. Abituati come siamo ai vuoti voli pindarici dei politici, agli arzigogoli dei "pensatori d'avanguardia", alla lotta per la ribalta degli "omologati" dove solo ciò che è "super" fa moda,  affermazione, prestigio... il comportamento semplice ed umano di un Papa fa certamente controtendenza, e come tale fa "notizia". Se entrando in una libreria cattolica, ricca di migliaia di proposte sul modo di essere devoti e di pregare, prendessimo un Vangelo, magari in veste editoriale non proprio sgargiante, scorrendolo qua e là potremmo scoprire l'umanissima, semplice dimensione di Gesù, e la sua insistenza nel dichiararsi, lui che si dice Dio, uno che è venuto per “servire”: perché dunque  meravigliarsi se Francesco, che è pur sempre solo un uomo, opera in una dimensione di “ servizio”?
Oppure i cosiddetti "potenti e autorevoli" si trovano spiazzati da chi ricorda loro che il potere è servizio; per cui si affrettano ad acclamare la  bravura di Francesco per coprire la propria infingardaggine?
C'è chi dice che il modo di gestire il "potere" da parte della Chiesa dovrebbe cambiare: e il modo di gestirlo da parte di chi reclama tale mutamento? Bravo tu, che fai il bravo, continua a farlo... che poi, se posso, lo farò anch'io. Per ora ti applaudo... e applaudendoti  mi sembra di essere già più buono.

10 - CRITICARE E COSTRUIRE

Diverso e recitare sul palcoscenico del dissenso eretto a sistema dal recitare  su quello del consenso:per calcare il primo con successo basta inanellare battute salaci su tutto ciò che non va nel settore preso di mira;il secondo condiziona il successo a ciò che si costruisce con proposte razionali -operative. Nel primo caso si parla alla “pancia” del destinatario,per cui la comunicazione può attingere anche ad umori inguinali;nel secondo essa è figlia del “pensiero critico”, e tende ad agganciare la  capacità di giudizio , a far ragionare ,non solo a  stupire inducendo allo sghignazzo. Il coraggio della denuncia  è il sale della democrazia che svela ciò che la minaccia, ma occorre che al di là delle finestre spalancate sul “male” che c'è  si scorgano i  nuovi orizzonti del “bene” che ci potrebbe essere. Le critiche salaci fanno ridere compiaciuti,le proposte costruttive accendono motivate speranze:la loro unione è il volano del rinnovamento.

9 - AMICI E CLIENTES

Amico è colui  che non esita a dirti quando stai sbagliando,e se necessario continua a ripeterlo fino quasi al litigio. Cliente è colui che ti dà sempre ragione e poi “passa in cassa”:è una esperienza comune agli uomini “abbienti”, affetti da narcisismo e mancanti di autocritica.

8 - SOLIDARIETA' E MINCHIONERIA

Lo sviluppo armonico di una comunità è basato sul contributo responsabile che ciascuna parte di essa dà per il raggiungimento delle finalità comuni. Ciò, ovviamente,nel rispetto delle culture locali,mediante l'intelligente impiego delle risorse di cui si dispone,attraverso il continuo impegno  per migliorare il grado di soddisfazione delle proprie necessità,in armonia con quelle delle altre parti della comunità. A parità di impegno, se una parte produce di più, quindi ha una maggior disponibilità di mezzi, aiuta la parte che ,  per ragioni indipendenti dalla sua volontà, non riesce a soddisfare pienamente le proprie necessità:in questo caso l'aiuto che viene dato ad  una parte si ripercuote positivamente sull'intera comunità,che indirettamente beneficia dell' equilibrio fra necessità e loro adeguata soddisfazione raggiunto dalla parte aiutata , mediante l'oculato impiego degli aiuti ricevuti , sommati ad una intensificazione degli sforzi e delle iniziative produttive locali. Lo stesso processo, però questa volta in termini negativi, si verifica se la parte aiutata non esprime  un sufficiente impegno; o al limite sperpera il contributo che riceve per far fronte alle proprie colpevoli deficienze: in questo caso non solo lede gli interessi della comunità nazionale, sottraendole indebitamente risorse ,ma lede anche i   legittimi interessi   delle altre parti della comunità , che pur impegnandosi seriamente ,hanno una reale necessità di aiuti ,e  sono determinate ad utilizzarli in modo corretto. Pertanto  chi governa una parte della comunità in grado di aiutare le altre (dopo aver soddisfatto le proprie esigenze per ragioni di equità e di giustizia)se rifiuta di destinare i propri aiuti ad una parte che li sperpera, in realtà,così facendo,difende gli interessi dell'intera comunità, e di quelle parti di essa che avrebbero diritto ad essere aiutate per la serietà del loro impegno,ma che si vedono sottrarre ,o diminuire, gli aiuti , realmente necessari, (  ovviamente non  inesauribili )  in quanto  destinati, impropriamente, ad una parte il cui comportamento irresponsabile crea artificiosi bisogni, basati sul disimpegno morale,prima ancora che su quello operativo.. D'altra parte ci si può chiedere se è morale offrire    risorse a fondo perduto, in nome di una solidarietà che rasenta la cecità e la dabbenaggine.
Quale religione impone che la "carità" favorisca chi ne dissipa i frutti ,a scapito di quanti ne avrebbero legittimamente bisogno? come si può conciliare la "carità"con la sottrazione di frutti a chi li produce con fatica, ed è disposto a condividerli con chi, in stato di reale necessità , è pronto ad impiegarli responsabilmente, mette a disposizione di chi esponsabilmente non vuole utilizzarli? La "carità"è forse negazione della giustizia e dell'intelligenza? l'etica amministrativa si identifica forse con la distribuzione a pioggia di risorse faticosamente prodotte?

solidarietà è sinonimo di minchioneria?

7 - IMMAGINE

Un uomo politico serio, professionalmente preparato. che dà buona prova di sé nello svolgimento del proprio mandato,meritandosi la stima anche di chi dissente dalle sue posizioni ideologiche e culturali;un uomo,quindi,che si è costruito tale immagine col suo comportamento,costituisce la carta vincente sia per un partito sia per un paese  ,sul piano nazionale e internazionale:il resto è folclore .
L'uomo politico è un "dialogo permanente" fra l'opinione pubblica  e il partito  cui  appartiene;anche quando non pronuncia discorsi trasmette,attraverso i propri comportamenti,dei messaggi suscettibili di interpretazione in chiave politica.

6 - AUTOCRITICA

Quando un gruppo sociale organizzato si prefigge il raggiungimento di determinati obbiettivi,e li fallisce clamorosamente, fino a rasentare l'annullamento per crollo verticale di consenso; la sua classe dirigente,anziché ricorrere a colpi di scena da commedia dell'arte per tentare  di  risalire la china,farebbe bene a chiedersi chi potrebbe insegnarle come si costruisce e si gestisce un'immagine in chiave etica-tecnica-organizzativa:l'autoflagellazione teatrale e gli ammiccamenti che lasciano trasparire la disponibilità a barattare consenso con compenso vendono solo immagini  di dubbio buon gusto, che aumentano la delusione dei già delusi. 

5 - MESSAGGIO E MESSAGGERO

Poiché la gente oggi è più portata a ragionare emotivamente anche il messaggio migliore può essere rovinato da infedeli messaggeri,che vengono erroneamente identificati con esso. A ciò concorre anche la diffusa ignoranza ( o più o meno limitata-superficiale conoscenza ) del  contenuto del messaggio,che la maggior parte dei destinatari si sono abituati a leggere,per comodità, per abitudine o per mancanza di senso critico,unicamente o prevalentemente ,attraverso il comportamento del messaggero. Questi, a sua volta,è portato a proporre il messaggio attraverso modalità e riti celebrati in modo routinario: che confinano e congelano, anche il più elevato dei messaggi , nello strato della “mediocrità”,che non comunica certo dei brividi spirituali,ma a volte addirittura “noia”:che si può tradurre anche in aperta”repulsione”  quando il messaggero tiene comportamenti in aperto contrasto , o in più o meno rilevante dissonanza,col messaggio. . In tal caso la conclusione, emotiva, affrettata,irrazionale, del destinatario è"il messaggio è sbagliato , assurdo  , irreale ... ... ... " . Questa dialettica è particolarmente evidente in campo religioso , dove oggi assistiamo ad una crescente disaffezione da parte dei cosiddetti "fedeli" , forse perché questi erano troppo abituati a considerarsi fedeli dei  messaggeri più che del messaggio .
Anche in politica , la mancanza di pensiero critico e di cultura di base , fa registrare una situazione più o meno analoga .
Il rimedio , strumentalmente proposto dai messaggeri in  calo di credibilità,sarebbe quello di creare una nuova cultura che ruoti ancora una volta intorno all'immagine del messaggero stesso , anziché riproporre in modo approfondito e appropriato , la “cultura originaria” che impregna e qualifica il contenuto del messaggio:con ciò, naturalmente,correndo però il rischio che una sua approfondita , e"non filtrata", conoscenza, metta ancor più in luce il tradimento del messaggio, operata nel tempo dal messaggero; con tutti gli svantaggi che possono derivargli dal calo di potere, non più alimentato dall'ignoranza e dalla manipolazione del messaggio.
Tuttavia il coraggio di riproporre il messaggio nella sua integrità - autenticità originaria,sforzandosi di adeguarvi, finalmente, il proprio comportamento,potrebbe avere utili riflessi sul messaggero,arrestando in un primo tempo la caduta libera della sua credibilità personale,rilanciando al tempo stesso la “cultura della verità”(e della  sua non  manipolazione ad uso personale). È un'ipotesi praticabile, che meriterebbe di essere presa in considerazione dai messaggeri che lamentano di non essere capiti;magari anche mettendo in conto(come pura ipotesi, naturalmente) di essere capiti fin troppo bene.
D'altra parte non si proclamano essi "inviati" per divulgare il messaggio? una virata di bordo a  favore di una sua migliore comprensione, in chiave critica , potrebbe anche risultare una gratificazione morale,un bagno di umiltà nel mare della" realtà".

4 - AZIENDA ITALIA

La produttività aziendale dipende da vari fattori. Fra questi l'organizzazione,la scelta , l'utilizzo,la valorizzazione del patrimonio aziendale,costituito, in primo luogo , dalle persone che operano in essa, in ruoli diversi. L'organizzazione presuppone l'analisi del lavoro,la valutazione delle mansioni:ne deriva il tracciato delle posizioni di lavoro e  del profilo professionale richiesto per ricoprirle. In sede di selezione si deve quindi far corrispondere  alle caratteristiche di ogni posizione  le caratteristiche delle persone chiamate ad operare in ciascuna di esse. Durante lo svolgimento dell'attività aziendale l'efficienza organizzativa viene anche verificata attraverso la valutazione del personale; cioè si vuole accertare, in termini qualitativi , come  ciascun soggetto , chiamato a ricoprire i diversi ruoli, porta il suo contributo operativo al raggiungimento delle finalità aziendali :come a dire, l'accertamento del suo indice di"produttività".
Se applicassimo questo criterio anche alla scelta degli uomini chiamati ad operare in politica? quanto  produce un politico per l'azienda Italia? come impiega il suo tempo? quanto si dedica allo studio dei problemi che è chiamato a risolvere? nell'ambito del gruppo parlamentare di appartenenza svolge un ruolo attivo o passivo? quale tipo di comunicazione intrattiene con i suoi elettori?...........
Sarebbe interessante fare un sondaggio per identificare i fattori che dovrebbero entrare nella scheda di valutazione dell'uomo politico: quale peso si dovrebbe attribuire a ciascun fattore , quale dovrebbe essere il punteggio minimo per mantenere la propria posizione , cioè il limite oltre il quale si dovrebbe considerare "disatteso" il mandato ricevuto per  “insufficiente produttività",con conseguente decadimento ......è buona cosa la questione morale, ma un "santo inoperoso" non può essere definito un buon politico; più che le aule parlamentari potrebbe utilmente frequentare i luoghi privilegiati delle sette contemplative.

3 - ANGOSCIA DEL VIVERE

Si sente dire,da più parti,che l'uomo contemporaneo si trova di fronte  ad  inquietanti interrogativi sul senso della vita e sul destino del mondo .  La banalizzazione dei sentimenti,la glorificazione dell'apparenza, la relativizzazione dell'etica,l'esaltazione dell'arrivismo......... hanno finito per creare il vuoto del presente e la paura del futuro .Nel mezzo l'agitarsi degli  umani feticci"contemporanei, che recitano sulla ribalta dell'effimero,del casuale,del relativo,delle verità gridate ma non  motivate,del condizionamento dei cervelli conseguito attraverso la manipolazione tecnologica dell'immagine e dei concetti,della proposta di superman e superwoman : involucri vuoti ,che fanno la fortuna degli psicofarmaci , degli " strizzacervelli ", dei tenutari di locali che offrono "musica"ripetitiva e assordante,con la prospettiva di sentieri di evasione in "realtà parallele",che sfiorano il patologico.

2 - SOCIETA' MALATA

Non è colpa della politica se la società è malata,e non è colpa  nemmeno della scarsa moralità;bensì del modo di ragionare e di pensare dell'uomo"moderno" ,il quale  ha progressivamente abiurato alla propria dimensione spirituale,dimenticando al tempo stesso i propri limiti e la propria grandezza. Per esercitare un influsso benefico sugli uomini del nostro tempo occorre prenderli con la ragione,e per mezzo di essa ricondurli a riscoprire  se stessi, percorrendo le fertili pianure del silenzio, della riflessione,del pensiero critico.

1 - PERCHE'

Quando qualcuno cerca di venderti qualcosa per "verità",è bene che tu ti chieda anzitutto perché. Se ti lasci abbagliare  dal ruolo che ricopre,specie se in politica,potresti scoprire,a distanza più o meno ravvicinata,che la ostentata sicurezza del tuo interlocutore nel presentarti la sua"verità"celava interessi non del tutto puliti;e che puntando sul vecchio trucco dell'autorità dello scranno dal quale ti propinava le sue "luminose idee " ,in realtà  tutelava interessi personali, più o meno confessabili.
Ti potrebbe toccare in sorte  di scoprirlo a distanza di tempo,quando magari, involontariamente,potresti passare per connivente o per  ingenuo "boccalone". Se poi il tuo zelo politico ti avesse portato a perorare con troppo ardore la sua verità,in dibattiti pubblici  o  privati, ti potresti trovare a dover constatare, con amarezza, che il tuo "uomo di riferimento" ,pur nel pieno declino delle sue tesi,è riuscito comunque a salvare la faccia(ed altro).
Il pensiero critico ci può indurre, in presenza di verità gridate o presentate con troppi lustrini , a praticare una sana diffidenza,che non è pregiudizio,ma solo umana prudenza :un buon salvagente quando la tua personale navicella si trova a  frangere i flutti di una società in cui il primato della navigazione si consegue grazie alle vele gonfiate dal vento dell'opportunismo e del relativismo morale.


 

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