1- La madre di Cecilia

 

Non c’è giorno che passi senza che la cronaca denunci atti di violenza contro le donne.E la scienza ci spiega la loro maggiore sensibilità al dolore. Vogliamo ricordarlo leggendo una delle pagine più poetiche dei” Promessi Sposi “ di Alessandro Manzoni, in cui una madre affida alla “pietà” dei monatti il cadavere della sua bambina, morta di peste.(1629). – cap.34

 

“Scendeva dalla soglia d'uno di quegli usci, e veniva verso il convoglio, una donna, il cui aspetto annunziava una giovinezza avanzata, ma non trascorsa; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non guasta, da una gran passione, e da un languor mortale: quella bellezza molle a un tempo e maestosa, che brilla nel sangue lombardo. La sua andatura era affaticata, ma non cascante; gli occhi non davan lacrime, ma portavan segno d'averne sparse tante; c'era in quel dolore un non so che di pacato e di profondo, che attestava un'anima tutta consapevole e presente a sentirlo. Ma non era il solo suo aspetto che, tra tante miserie, la indicasse così particolarmente alla pietà, e ravvivasse per lei quel sentimento ormai stracco e ammortito ne' cuori. Portava essa in collo una bambina di forse nov'anni, morta; ma tutta ben accomodata, co' capelli divisi sulla fronte, con un vestito bianchissimo, come se quelle mani l'avessero adornata per una festa promessa da tanto tempo, e data per premio. Né la teneva a giacere, ma sorretta, a sedere sur un braccio, col petto appoggiato al petto, come se fosse stata viva; se non che una manina bianca a guisa di cera spenzolava da una parte, con una certa inanimata gravezza, e il capo posava sull'omero della madre, con un abbandono piú forte del sonno: della madre, ché, se anche la somiglianza de' volti non n'avesse fatto fede, l'avrebbe detto chiaramente quello de' due ch'esprimeva ancora un sentimento.

Un turpe monatto andò per levarle la bambina dalle braccia, con una specie però d'insolito rispetto, con un'esitazione involontaria. Ma quella, tirandosi indietro, senza però mostrare sdegno né disprezzo, "no!" disse: "non me la toccate per ora; devo metterla io su quel carro: prendete." Così dicendo, aprì una mano, fece vedere una borsa, e la lasciò cadere in quella che il monatto le tese. Poi continuò: "promettetemi di non levarle un filo d'intorno, né di lasciar che altri ardisca di farlo, e di metterla sotto terra così."

Il monatto si mise una mano al petto; e poi, tutto premuroso, e quasi ossequioso, piú per il nuovo sentimento da cui era come soggiogato, che per l'inaspettata ricompensa, s'affaccendò a far un po' di posto sul carro per la morticina. La madre, dato a questa un bacio in fronte, la mise lì come su un letto, ce l'accomodò, le stese sopra un panno bianco, e disse l'ultime parole: "addio, Cecilia! riposa in pace! Stasera verremo anche noi, per restar sempre insieme. Prega intanto per noi; ch'io pregherò per te e per gli altri." Poi voltatasi di nuovo al monatto, "voi," disse, "passando di qui verso sera, salirete a prendere anche me, e non me sola."

Così detto, rientrò in casa, e, un momento dopo, s'affacciò alla finestra, tenendo in collo un'altra bambina piú piccola, viva, ma coi segni della morte in volto. Stette a contemplare quelle così indegne esequie della prima, finché il carro non si mosse, finché lo poté vedere; poi disparve. E che altro poté fare, se non posar sul letto l'unica che le rimaneva, e mettersele accanto per morire insieme? come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato.”

2 - Violenza sulle Donne

 

Quello della violenza sulle donne è purtroppo un argomento ricorrente nelle conversazioni con  amici, conoscenti, gente con la quale casualmente si scambiano delle idee sulla società in cui viviamo. Un signore di non più verdi anni, casualmente incontrato alcuni giorni fa, ci sciorinò una tesi forse non del tutto peregrina. Egli dice “Io credo che alla base della violenza sulle donne ci sia l’idea imperante dell’uomo “biologico”, cioè l’uomo senza dimensione spirituale, l’uomo che vive in orizzontale, l’uomo che non ha prospettive in un mondo altro o in una dimensione che non sia quella della vita terrena. L’uomo biologico è un animale e come tale non può che soddisfare i suoi istinti trovando ciò del tutto legittimo; come un animale ritiene suo diritto avventarsi su una femmina e possederla così l’uomo biologico ritiene naturale utilizzare la donna per soddisfare i suoi bisogni sessuali.” Con tutto il rispetto per il nostro interlocutore gli facemmo notare che le sue deduzioni ci sembravano un po’ troppo affrettate e generiche. A suo modo di vedere  il recupero del rispetto per la  donna ha alla base il recupero del rispetto dell’uomo in quanto tale cioè il riconoscimento che l’uomo ha  una dimensione spirituale dalla quale discendono alcune fondamentali concetti:il rispetto della persona umana, la visione della donna come asse portante della umanizzazione della vita attraverso l’educazione, la famiglia… eccetera. Infatti egli affermava che “Una società di uomini biologici ha bisogno di femmine non di donne; una società di uomini che riconoscono a se stessi una dimensione spirituale ha bisogno di una compagna di vita e quindi la difende.

L’uomo biologico combatte l’idea della spiritualità incarnata dalla donna perché sa che la donna gli è superiore proprio perché spirituale e quindi capace di una intelligenza delle cose che egli, essere ottuso che  vive qui ed ora in orizzontale, non riesce a intravedere: la sente superiore e quindi è come tale nemica; disprezzarla diventa un modo di difendere la sua “biologicità”,  che egli intende come superiore verità.” A prima vista un’affascinante teorizzazione che sembra suggerire un rinnovo sociale, un nuovo umanesimo, attraverso lo sforzo organizzato di fare cultura del “ripensamento” dell’uomo, riproponendogli attraverso il ragionamento il ripensamento di se stesso, del suo destino, e quindi del suo comportamento: ivi  compreso il suo rapporto con la donna. C’è però da chiedersi anzitutto, nell’ipotesi di mettere in pista una politica di recupero della spiritualità, come individuare i pilastri del biologismo, i suoi  presupposti, le sue specifiche modalità espressive, i modi e i luoghi e le persone che ne rappresentano i punti di forza, gli interessi economici che ne costituiscono il retroterra. Certamente in tutto ciò l’informazione gioca un ruolo fondamentale, soprattutto nella civiltà moderna dove la sua capillare diffusione attraverso i media può fare opinione-formativa, anche col semplice utilizzo dell’immagine. D’altronde nel riferire sui  ricorrenti atti di violenza sulle donne prevale spesso nell’informazione  la sottolineatura del sensazionalismo, la strumentalizzazione parapolitica, il richiamo degli ideologismi e del perbenismo di facciata; nè manca, a, volte, di avvertire fra le righe  un certo compiacimento nel narrare gli aspetti morbosi della vicenda: non  potrebbe essere altrimenti in un contesto come quello in cui viviamo caratterizzato dalla mercificazione del corpo femminile; di fatto le giuste rivendicazioni femminili sono oggetto di enfatizzazione affabulatoria dimentica dei valori che la donna rappresenta sotto il profilo personale e sociale. Di fronte a queste nostre sommesse considerazioni abbiamo visto il nostro interlocutore tentennare e scuotere la testa sconsolato; poi, guardandosi intorno (nel frattempo eravamo entrati insieme in una vettura del metrò) scorgendo una folla di uomini e donne intenta a utilizzare con reverente concentrazione lo smartphone - alcuni dialogando concitatamente a voce alta, altri concentrati nel navigare con le dita sopra la superficie del nuovo idolo -  concluse sconsolato “forse prima delle donne sono i cervelli ad essere violentati”. Una conclusione che forse non conclude… comunque la riferiamo così come il signore dei più non verdi anni c’è la lanciò, mentre scendeva frettolosamente alla sua fermata.Con lui è sceso il buon senso o l’utopia?

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