1 – CAMMINA

 

Una poesia di Trilussa che parla alla mente e al cuore di tutti più di ogni lunga predica e dotta dissertazione teologica.

 

LA FEDE

Quella vecchietta cieca, che incontrai
la notte che me spersi in mezzo ar bosco,
me disse: - Se la strada nun la sai,
te ciaccompagno io, ché la conosco.
Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò 'na voce,
fino là in fonno, dove c'è un cipresso,
fino là in cima, dove c'è la Croce…
Io risposi: - Sarà … ma trovo strano
che me possa guidà chi nun ce vede … -
La cieca allora me pijò la mano
e sospirò: - Cammina! - Era la Fede.
(Trilussa)

2 . LUI NON MI TRADISCE

 

Stavamo raccogliendo testimonianze sulla vita di fede per farne un servizio televisivo. Un amico ci indirizzò ad una Casa di accoglienza per ex prostitute, dove avremmo potuto trovare, a suo avviso, esempi interessanti . Alla responsabile della comunità esprimemmo il desiderio di raccogliere testimonianze “significative” di conversione e di spiritualità. Ci presentò vari casi degni di nota, ma quello che più ci colpì fu una vecchia ex prostituta che portava sul volto i segni evidenti di una lunga vita di sofferenza attinta nei bassifondi di una grande città, dove per i diseredati della vita anche “fare l’amore” può  a volte  essere un modo di  “affogare” la disperazione, e la violenza del tradimento può assumere l’aspetto di un   di estrema difesa, nell’ambito della  psicologia distorta di un’umanità “scartata”. La nostra vivace interlocutrice, dopo averci molto incisivamente descritto il suo mondo dal burrascoso passato, alludendo alla propria sia pur tardiva “conversione” puntò gli occhi sul crocefisso appeso alla parete della stanza che ci accoglieva e disse “Lui almeno non mi tradisce mai!”. Nel pronunciare questa frase il suo volto si illuminò di uno strano sorriso bagnato di lacrime: era la gioia della fede che illumina la vita e sparge intorno a sé il profumo di Dio.

3. NON SO COSA DIRTI

 

Era giovane e bello, di una bellezza gioiosa e contagiosa. Quando lo avvicinammo nel giardino della comunità che lo ospitava, la carrozzella che accoglieva i suoi vent’anni di paralitico senza speranza era circondata da un gruppo di ragazzi che se lo contendevano con affettuosi schiamazzi. Sorrideva a tutti, a tutti rispondeva, accarezzava i più piccoli ed ogni tanto doveva schermirsi dagli assalti dei più irruenti fra i suoi interlocutori. Visto così, sotto il sole che faceva luccicare le parti metalliche della sua carrozzina sembrava una cosa di un altro mondo. Dietro nostro invito il prete che cercava di mettere un po’ d’ordine in quella “masnada” di affettuosi assalitori, rivolse al giovane una domanda così concepita “quando tu preghi come ti rivolgi a Dio?”. L’interrogato rispose prontamente “gli dico: Gesù, dì a te stesso quello che vuoi sentirti dire”. È la fede dei piccoli,il cui abbandono è radicato nella consapevolezza della propria nullitè.

4. CI GUARDIAMO

 

Il vecchio contadino analfabeta tutti i giorni alla stessa ora entrava nella chiesetta, si sedeva negli ultimi banchi e se ne stava così per ore a fissare muto il tabernacolo, lì dove ardeva un piccolo lumino come omaggio al Dio nascosto. Riferisce il curato d’Ars che un giorno, incuriosito, volle cercare di scoprire la dinamica dello strano incontro quotidiano di quel fedele dalla statica, muta, ricorrente presenza. Domandò quindi al contadino di rivelargli il segreto della sua devozione; ne ebbe questa risposta “io lo guardo e Lui mi guarda”. Meglio di un trattato di teologia.

5 . REPETITA IUVANT  ( E’ UTILE RIPETERE)

L’abbiamo già scritto altrove ma lo ripetiamo qui perché quando le cose non vanno come vorremmo è bene ricordare la saggezza di quel vecchio monaco che ha parlato col nostro amico credente ma non troppo. Lui ci diceva di avere un giorno chiesto ad un vecchio monaco dal vestito logoro come poteva essere certo di credere veramente. Gli fu risposto “quando ringrazi Dio per quello che non ti ha dato”. È una sentenza un po’ dura da digerire, ma forse, a pensarci bene, vuol significare che la fede in Dio - amore di padre, quando non ti concede ciò che tu brami intensamente ritenendolo un bene, ti deve indurre a credere che lo fa perché sa che una volta ottenutolo ti potrebbe  allontanare  da Lui, perdendo la bussola. Un bravo papà nega al suo bambino un oggetto che ritiene per lui pericoloso; ma lo fa per amore, quindi, se il bambino capissse, dovrebbe ringraziare il padre anziché fare i capricci.Una fede “capricciosa” è quella che vuole un Dio “su misura”.

6. I CRISTIANI FERMI

……. C’è la tentazione di fermarsi, di ritenere di essere un buon cristiano solo perché si è inseriti nei movimenti ecclesiali e ci si sente come nella propria casa spirituale, quasi stanchi … Tanti cristiani fermi! Ne abbiamo tanti dietro che hanno una debole speranza. Sì, credono che ci sarà il Cielo e tutto andrà bene. Sta bene che lo credano, ma non lo cercano! Compiono i comandamenti, i precetti, tutto, tutto… Ma sono fermi. Il Signore non può fare loro da lievito nel suo popolo, perché non camminano. E questo è un problema: i fermi. Poi ci sono altri, fra loro e noi, che sbagliano la strada: tutti noi alcune volte abbiamo sbagliato la strada, quello lo sappiamo. Il problema non è sbagliare strada; il problema è non tornare quando ci si accorge di aver sbagliato… C’è un altro gruppo che è più pericoloso, perché inganna se stesso. Sono coloro che camminano ma non fanno strada. Sono i cristiani “erranti”. Girano, girano, girano come se la vita fosse un turismo esistenziale, senza meta, senza prendere le promesse sul serio. Quelli che girano… E si ingannano perché dicono “io cammino!”. Ma tu non cammini, tu giri! Gli erranti.….. Invece il Signore ci chiede di non fermarci, di non sbagliare strada e di non girare per la vita…… Questa è la nostra vita: credere e mettersi in cammino come Abramo camminò. Si è fidato del Signore ed è andato avanti. La vita cristiana è questo camminare verso le promesse. Ecco perché la vita cristiana è speranza………….. (Dal libro “La luce della parola. Il Vangelo di Giovanni letto dal Papa -Castlelvecchi 2016) pag..47

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